occhio per occhio, niente per niente

pensieri sparsi aspettando la fine (anno)
un uomo che ha combattuto per andarsene finalmente ce l’ha fatta
Quelli che restano si chiedono se sia giusto o no decidere il proprio destino.
Per me sì, per la Chiesa no.

un altro uomo, uno veramente cattivo, è stato impiccato dai buoni.
I buoni dicono che giustizia è stata fatta.
Per me no, per Calderoli sì.

un altro ancora ha raccontato fandonie a chi voleva ascoltarle, ha annunciato di stare per morire avvelenato e poi ha detto che non era vero. Io vorrei non sentirne/sentirlo più parlare, Guzzanti no.

Il prossimo anno è fra poche ore, ma non so perché, mi sembra di andare indietro.

gerontocrazie

la classe politica è la metafora di un paese che invecchia. Male.
Dal pacemaker del nano alla prostata di Bertinotti all’angioplastica di Amato i governanti approfittano delle festività per regalarsi un tagliando di revisione a corpi (e menti) in avanzato stato di decomposizione, ma la gerontocrazia tiene strette nelle sue artritiche mani le briglie di un potere che, magrissima consolazione, non vede giovani presentabili per il ricambio.
Bonjour tristesse

parole al volo

quando mi sveglio dopo aver dormito poco i sensi sembrano più tonici, o per lo meno sembrano lavorare in una maniera diversa.
Alla radio stamani uno spot di Barilla in cui si tessono lodi sperticate dei Fagottini, “coi loro 240 strati di pasta sfoglia“. Li hanno contati, allora, mi chiedo. Chi può averlo fatto, ma soprtatutto chi ha deciso che fosse strategica questa informazione per la vendita della merendina in questione?

Mi porto addosso il dubbio da un paio d’ore assieme all’intero testo dell’annuncio radio di Orietta Berti per una azienda che fa preparati per bevande, dal caffè al thè, dal cappuccio alle bevandacce aromatizzate alla frutta. Interno di casa Berti, riesco a vedere la circolina in neon e le sedie impagliate col cuscino sopra, tutti i parenti rivolgono la stessa domanda alla nostra: “ma come fai a fare il cappuccino (thé, ecc) così buono?” (da leggersi come le interpreterebbe l’imitazione di Prodi fatta da Guzzanti) e lei che risponde parlando del prodotto e chiudendo con “Con Ristora la vita migliora”. Trashissimo.

parole

leggendo Fosco Maraini ti trovi a guardare un mondo fatto di immagini e parole sempre nuove e stimolanti.

Stamani leggevo un ritratto di un siciliano che fa in “Case, amori, universi” e in cui usa la parola “coboldo”, per me sconosciuta e di cui prontamente mi approprio, anche in virtù dell’ultimo paragrafo della definizione qua di seguito.
Da Wikipedia:

Nel folklore tedesco, il coboldo è un folletto malvagio. La parola deriva dal tedesco kobalt o kobold che significa appunto “spirito malvagio”. Nelle traduzioni, spesso il termine coboldo viene tradotto (o viene usato per tradurre) nomi di altre creature grosso modo equivalenti tratti da altre tradizioni folkloristiche, per esempio elfo, goblin o leprechaun.

La versione più comune del coboldo, nota in tedesco come Heinzelmännchen, appare tra l’altro nelle fiabefratelli Grimm. Si tratta di una sorta di elfo domestico che si occupa delle faccende di casa ma spesso in modo dispettoso. Un esempio particolare di questo genere di coboldo è un personaggio noto con nome di Hinzelmann, e che costituisce la versione tedesca dell’anglosassone Robin Goodfellow. dei

Un altro tipo di coboldo, più simile agli gnomi, infesta le miniere e altri luoghi sotterranei, spesso ostacolando il lavoro dei minatori. È dal riferimento a questo mito che prende nome il cobalto, un metallo noto per essere velonoso e per inquinare altri elementi.

da samuele_la visione del Natale

crusterdamned_distorsioni e altri processi mentali corrotti

altra variazione sulla metafotografia.
Fotografando il fotografo riflesso nello specchietto
(a pensarci un po’ entri in un pensiero escheriano senza nemmeno fumare né bere)

e a quel punto l’unico commento possibile è

(che a sua volta sfiora il metalinguaggio)

Continuando a perdersi nei meandri della testa ti scordi del mondo intorno e il caos ti circonda come in questo negozio di dischi, dove il proprietario sembra non accorgersi più che il vinile lo sta strangolando, come un blob inarrestabile

Questo sotto invece è un asilo fatto di container, in puro stile posterremoto irpino, ma che ad Amsterdam, con un po’ di colore ti sembrano accettabili.

crusterdam2

questo che fa evoluzioni con lo skate su un tetto al settimo piano di un palazzo sui canali di Amsterdam è Rein, il modello del catalogo che stiamo scattando in questi giorni.
Più bravo sul set, comunque ;-) )


Interno laundry con almagreal

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