la macchina per fare le risate

con i nuovi mac c’è un programmino di acquisizione e trattamento dell’immagine ripresa dalla webcam incorporata: si chiama Photoboot, ha un sacco di filtri preimpostati,non serve a nient’altro che a ridere, se vi par poco…

coglions invaders

gioca qua

vederexcapire=nesòunpòdi+

finito il conteggio del riconteggio, aspettando lo spareggio, in attesa che qualcuno alzi il culo e inizi a pilotare la barca chiedendosi dove si può andare, ma senza dimenticarsi prima di accendere il motore, domenica 23 Aprile alle 21.30 su RAI TRE andrà in onda la puntata di Report dal titolo “Il Finanziamento quotidiano”.
Dalla presentazione vale la pena guardarla.

Lo stato finanzia l’editoria per circa 700 milioni di euro all’anno. A chi, come, e soprattutto a che titolo vengono spesi questi soldi? Poiché in Italia si legge poco e nessun giornale riesce a vivere di sole vendite, nel 1981 fu approvata una legge, pensata proprio per dare sostegno ai giornali di idee, come i giornali di partito, penalizzati dal mercato e non sorretti dalla pubblicità e allegati. Ma nell’inchiesta di Bernardo Iovene scopriamo che in realtà i giornali considerati di partito oggi in tutto prendono il 5% degli stanziamenti. E allora il restante 95% a chi va? I lettori dei quotidiani non lo sanno, mentre lo sanno bene gli editori, che incassano corposi contributi su spese telefoniche, elettriche e costo della carta. Una fetta di finanziamenti va poi a una galassia di giornali che hanno ottenuto l’accesso ai finanziamenti grazie alla firma di due deputati, spesso di schieramento opposto, che hanno dichiarato l’appartenenza della testata a un movimento politico. Come il Giornale d’Italia, Organo del movimento unitario pensionati uomini vivi(!!!!!!!!!) , che gira parte dei suoi contributi alla Lega. Ma non sono i soli, ci sono anche le Tv locali, per esempio Teleoggi, con i soldi pubblici ha ringraziato l’ex ministro Gasparri per l’attenzione dimostrata. Anche Radio Padania e Radio Maria incassano. E anche il quotidiano Sportsman, Cavalli e Corse.
Alla fine della fiera i giornali prendono un sacco di soldi ma i giornalisti precari e sottopagati sono sempre di più.

l’elenco completo dei finanziamenti 

faster food, slower thoughts

sabato notte ho preso il dvd di “Super size me”, un documentario USA che nasce dal desiderio di capire gli effetti di una dieta completamente a base di prodotti da fast food. Il nostro eroe, perché di eroe si è trattato, ha così deciso di alimentarsi esclusivamente di prodotti Mc Donald. Per un mese, giorno dopo giorno, assistiamo al processo di mutazione del protagonista che alla fine (e vicino alla sua, di fine) aumenta di 11 chili e si ritrova con tutti i valori delle analisi fuori gamma e a serio rischio di cardiopatia.

Ieri sul NY Times ho letto un articolo che racconta di come, ancora negli USA, la gestione degli ordini telefonici di molti Mc Donalds sia stata centralizzata: tu sei a Honolulu, telefoni al call center in California (a qualche migliaio di chilometri) per ordinare due cheeseburger, french fries e due coche giganti, loro rimandano l’ordine via web al fastfood e poi, se hai le palle, mangi.
Il meccanismo dietro questo popò di ambaradan consente di risparmiare alcuni secondi per ogni ordine (lasciando ai punti vendita la solo preparazione e vendita della merce) che possono generare alla fine della giornata delle vendite extra alla fine della giornata.
Non so perché, ma per me queste cose sono come RealTV: mi fanno schifo e paura, ma hanno il fascino insinuante dell’abisso.

I’m hating it®

tre anni fa

la somma di molte nullità è una quantità impressionante.

in culo alla balena

da alma uno sguardo dal mondo:

Una campagna volgare

La campagna elettorale italiana si è svolta all’insegna
della volgarità, come ha dimostrato l’ultimo confronto
televisivo tra Belusconi e Prodi. L’ex presidente della
commissione europea guida la confusa coalizione dell’Ulivo,
che spinge per la legalizzazione delle droghe, contro
l'”attacco a tre punte” nato intorno a Forza Italia, il
partito che prende il nome da un coro da stadio. Il
favorito è Prodi, ma per la quarta volta in dodici anni si
vota soprattutto per eleggere o non eleggere Berlusconi.
Nel 2001 il Cavaliere aveva promesso di cambiare l’Italia,
che però oggi è la “malata d’Europa”. E la nuova legge
elettorale sembra fatta apposta per rendere meno stabile il
nuovo governo.

The Wall Street Journal, Stati Uniti [in inglese]

………………………………………..

Il dilemma degli italiani

Le elezioni italiane si presentano, almeno in teoria, come
una scelta tra due tipi di società. Da un lato un
liberalismo alla Thatcher e un’intensificazione delle
relazioni transatlantiche incarnata da Berlusconi;
dall’altro un “modello” europeo di economia regolata e una
maggiore attenzione al ruolo dell’Italia in seno all’Ue
proposto da Prodi. Ma entrambe le coalizioni si presentano
frammentate e deboli. Gli italiani dovranno decidere se
perdonare gli eccessi di Berlusconi e credere nuovamente
alle sue promesse dandogli un’altra opportunità oppure se
affidarsi a Prodi, sperando che abbia i mezzi per domare la
sua eterogenea coalizione.

Le Figaro, Francia [in francese]

………………………………………..

Il panda e il caimano

La vita di Silvio Berlusconi sembra uscire da una soap
opera trasmessa da una delle sue reti televisive. Il primo
ministro italiano è il protagonista, il regista e il
produttore delle sue epiche gesta. Moretti ne ha realizzato
un ritratto davvero poco lusinghiero, che Berlusconi non ha
intenzione di andare a vedere. Ma Moretti non è il solo ad
averne abbastanza del “caimano”, che aveva promesso un
nuovo miracolo italiano ma ha lasciato il paese nelle
stesse, preoccupanti condizioni di prima. Purtroppo neppure
Prodi, il “panda”, riuscirà a cambiare l’Italia: come
scriveva Giuseppe Tomasi di Lampedusa, “tutto deve cambiare
affinché tutto resti uguale”.

The Times, Gran Bretagna [in inglese]

Next Page →